Bisognava provarci: Parma e la malattia mentale

“Bisognava provarci” è la storia di Giordana, che al manicomio di Colorno ci è nata; di Mauro, che lì ha fatto l’infermiere e ora è la sua famiglia; e di Loredana, che quando seppe che l’Ospedale avrebbe chiuso, pensò: “Santo Dio e adesso? Come faremo?”

È la storia di Giacomo, Vincenzo, Corrado, Maria: giovani psichiatri con la voglia di cambiare il mondo, poco più che ventenni, catapultati nella bocca del leone, costretti a cercare una via di fuga dall’orrore dei reparti. È la storia di Stefano, che per evitare un TSO una notte ricoverò una Moto Morini; e di Carla, che ancora oggi ricorda i sorrisi sdentati del suo Luciano…

 “Bisognava provarci” è la storia di Mario; di quando pensò: Io li porto a casa! e delle strategie con cui riuscì a farlo per davvero. Delle sue telefonate a Marcella, alle sei del mattina, e di quando insieme forzarono le cose fino all’azzardo. È la storia di Franco, che seminò a Colorno ma volò quasi subito a Trieste; di Ferruccio, che silenzioso e instancabile ne prese il testimone… e di tanti, tantissimi altri.

“Bisognava provarci” è la storia dell’Ospedale Psichiatrico di Colorno e della città (della comunità) che seppe chiuderlo.
Immaginandosi una risposta diversa alla malattia mentale: mai del tutto formulata, mai del tutto compiuta. Su cui ancora oggi si interroga.
Perché non c’erano (e non ci sono?) ricette pronte, armi segrete, libretti di istruzione. Perché nessuno sapeva davvero come, ma bisognava provarci.

IL LIBRO

“Bisognava provarci” è promosso da Progetto Itaca Parma, in collaborazione con il Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Azienda USL di Parma, con il patrocinio di Provincia di Parma, Azienda USL di Parma, Comune di Parma, Comune di Colorno, Fondazione Mario Tommasini, Associazione Museo di Storia della Psichiatria San Lazzaro Reggio Emilia e Fondazione Progetto Itaca Onlus, e con il sostegno di cooperativa sociale Pro.Ges., cooperativa sociale Sirio, Gruppo Imprese Artigiane e Centro Sociale Ricreativo “Il Tulipano”.

Il volume – edito da Grafiche Step – si apre con un’introduzione a firma di Pietro Pellegrini, Direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Azienda USL Parma, seguita dalla sezione “I matti esistono davvero: la memoria dei pazienti”: qui Paola Gennari raccoglie i ricordi di alcuni anziani ex pazienti dell’ospedale psichiatrico e dei loro famigliari, nel tentativo fornire ai lettori il punto di vista dei primi protagonisti di questa storia. Ne emerge una serie di ritratti “senza filtro” eccezionalmente vividi ed emozionanti.

Valerio Cervetti, storico, è l’autore della seconda parte, intitolata “Dal manicomio al territorio: la storia”, in cui si dà spazio ad un ricco racconto – basato su una minuziosa ricerca d’archivio e sullo studio dei moltissimi contributi già prodotti sul tema – del rapporto tra Parma e la malattia mentale: dall’apertura della prima “Casa dei pazzi” nella centralissima Via D’Azeglio, a fine Settecento, al trasferimento nel Palazzo Ducale di Colorno un secolo dopo, fino alla nascita del movimento anti-istituzionale, alle battaglie di Mario Tommasini, alla direzione di Franco Basaglia e poi di Ferruccio Giacanelli, con le nascita dei servizi psichiatrici territoriali e delle strutture esterne, e infine alle legge 180 e la chiusura definitiva del manicomio, avvenuta negli anni Novanta.

Nella terza parte del libro, “Nella bocca del leone: testimonianze dal movimento” la giornalista Ilaria Gandolfi raccoglie le interviste ad alcuni protagonisti del movimento anti-istituzionale (psichiatri, assistenti sociali, infermieri, amministratori, volontari, storici, cooperatori) con l’obiettivo di lasciar emergere, quando non evidenziare, le molte – e molto diverse – anime che lo composero. Tra coloro che hanno contribuito con la loro testimonianza figurano Tiziana Belli, Vincenzo Scalfari, Stefano Mazzacurati, Giacomo Conserva, Silvio Maccherozzi, Carla Lottici, Maria Zirilli, Marcella Saccani, Arnaldo Ziveri, Corrado Bizzarri, Elena Boriosi Giacanelli, Maria Bocchi, Luisa Mainini, Ilaria La Fata, Carlo Marchesi, Franco Piccoli, Alberto Mezzadri, Annalisa Resta e Patrizia Bonardi.

La quarta parte del volume ha il pregio di proporre un contributo inedito di Antonio Slavich, uno dei più stretti collaboratori di Franco Basaglia sia a Gorizia che a Parma, dove lavorò dalla fine degli anni Sessanta fino all’estate del 1971, prima di divenire direttore dei servizi di Salute Mentale di Ferrara. Nello scritto “A Parma, aspettando Basaglia” lo psichiatra, scomparso nel 2009, fissa i propri ricordi sul periodo della sua presenza a Colorno all’epoca delle forte tensioni anti-istituzionali, a partire dalla sua partecipazione alle convulse giornate dell’occupazione studentesca ed operaia del manicomio, fra febbraio e marzo 1969. Precede questo prezioso contributo un’introduzione a firma di Luigi Missiroli, collaboratore di Slavich dal 1971 al 1978 a Ferrara.

In Appendice, infine, gli autori hanno scelto di riproporre un articolo di Corrado Bizzarri e Vincenzo Scalfari pubblicato nella primavera del 1977 tra le pagine della rivista Psicoterapia e Scienze Umane sul “Repartino dei 22”, un’esperienza di riabilitazione sperimentale vissuta ancora tra le mura dell’Ospedale Psichiatrico.

DOVE TROVARLO

Il libro “Bisognava provarci” è in vendita:

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