Progetto Itaca Parma ha incontrato Roberto Gervaso

Eventi, In evidenza

Lo scorso 28 aprile 2014 Progetto Itaca Parma ha incontrato Roberto Gervaso a Palazzo Soragna. Lo scrittore e giornalista ha voluto raccontare come “ha ucciso il cane nero” e lanciare un messaggio di speranza: stare meglio si può!

Roberto-Gervaso

Testo tratto da Gazzetta di Parma on-line (www.gazzettadiparma.it)

«La depressione? Come un cancro. Ma se ne esce»

«Ne uscirai. E ne uscirai più forte, più maturo, più responsabile, più riflessivo di prima. E’ curabile, basta stringere i denti, serrare i pugni, tendere fino all’ultimo palmo di volontà». E’ Indro Montanelli che parla di depressione all’amico e collega Roberto Gervaso. Montanelli e Gervaso condividono il «male oscuro», sanno sulla loro pelle come soffoca la vita. Gervaso ne soffre, Montanelli ne è appena uscito, ma la sua vita è un’altalena di alti e bassi. Le parole di speranza – riportate da Gervaso nel suo ultimo libro, «Ho ucciso il cane nero» (edizioni Mondadori) – sostengono l’amico nel dolore. E gli fanno intravedere la rinascita.
salute-mentaleDi depressione lo scrittore e giornalista Roberto Gervaso parlerà martedì 28 aprile alle 17,30, a Palazzo Soragna in strada al Ponte Caprazucca, intervistato dal direttore della Gazzetta di Parma Giuliano Molossi. L’incontro è organizzato dall’associazione Itaca, che si occupa di disagio psichico. Assieme a loro, sul palco, ci sarà il presidente di Itaca Parma, Giorgio Orlandini. Una battaglia, quella di Itaca, che vuole alzare il velo sul dolore dell’anima. Parlarne senza imbarazzi, vergogna, timbri di diversità. Itaca ha già portato a Parma il giornalista e conduttore televisivo Tito Stagno, voce senza censure del suo «male oscuro». E martedì il testimone passerà a Roberto Gervaso, che ha raccontato l’incubo e la risalita dalla depressione nelle pagine di «Ho ucciso il cane nero»: «Ho avuto un cancro alla prostata e due bypass, – dice – ma preferirei avere altri 100 tumori piuttosto che soffrire di depressione». Successo, vita sulla cresta dell’onda, incontri con i grandi della storia e presa diretta sui fatti che hanno cambiato il Novecento: la vita di Roberto Gervaso è ad alta velocità, sempre sotto i riflettori. Dall’esterno, una carrellata di soddisfazioni in cui chiunque si vorrebbe specchiare. Eppure – racconta lo scrittore – il male oscuro ha bussato più volte alla sua porta. «La mia depressione era di quelle che ti stravolgono la vita e ti tolgono la voglia di fare qualunque cosa, che ti lacerano la coscienza, ti annientano la volontà, ti annichiliscono lo spirito, ti spengono ogni soffio, ogni slancio vitale», scrive. Afferrato «dagli artigli della depressione» anche quando vive al massimo: in California per un’importante inchiesta sulla fuga dei cervelli dall’Italia agli Usa, alloggiato in un superalbergo di Los Angeles, fissa il soffitto e non riesce ad alzarsi dal letto. Per questo la sua testimonianza è così preziosa: per far capire che di depressione soffrono in molti, anche i grandi personaggi. E, soprattutto, che si può uscirne: con l’affetto, con i farmaci («la vera depressione dipende anche dalla chimica e va curata con le medicine appropriate»), con un’autodisciplina spartana:

«A volte questo male si supera anche grazie allo spirito di sopravvivenza insito nella natura umana e al desiderio di sfidare se stessi. Per fortuna, questo desiderio ha preso in me il sopravvento. La linea di equilibrio è molto labile. Ma si può farcela».

, , ,

Altri articoli correlati

Menu